Quando ho scoperto di essere incinta, sapevo benissimo che avrei dovuto crescere un figlio senza aiuti. Sapevo che avrei potuto contare solo sulle mie forze e, al massimo, su quelle di mio marito quando rientrava da lavoro. Ma, come sempre, immaginazione e realtà sono ben diverse.

Ancora adesso non vedo la luce fuori dal tunnel, ma mi sono fatta un’idea di quali sono pro e contro del crescere figli senza aiuti, se non minimi. La piccola monella è nata a fine ottobre e, per scelta mia, all’uscita dalla clinica siamo andate subito a casa nostra. Mio marito, come le mie zie, mi avevano proposto di fermarmi a casa di papà per potermi dare una mano, ma non ho voluto. Sapevo che poi tornare a casa, dopo essere stata aiutata e coccolata, sarebbe stato davvero difficile per me.

Questa scelta, però, ha comportato il trascorrere un lungo inverno in casa, da sola…e all’inizio è stata davvero dura! Mio padre, unico nonno, lavorando non poteva stare tutti i giorni da noi e le mie zie non guidando non potevano raggiungermi facilmente. Quindi avevo solo me.

I “contro”

  • La solitudine: ci sono momenti in cui ti senti mostruosamente, inappellabilmente e drammaticamente sola… e la cosa brutta è che non è che ti ci senti, lo sei! Puoi contare solo su te stessa e, per quanto prima già lo facevi, adesso non è la stessa cosa perché hai da prenderti cura e gestire anche un altro esserino. Ricordo che la cosa che più mi mancava nei primi mesi, oltre ad avere la libertà di uscire, era fare un discorso di senso compiuto con qualcuno.
  • Non-stop: crescere un figlio senza aiuti, vuol dire che sei mamma ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Non hai ferie, permessi, malattie. Tranne quelle rare volte che hai potuto lasciarla dalla famiglia della tua migliore amica, piuttosto che da una zia, o al limite ad un baby parking (ma abbiamo già superato l’anno di vita)…lei è sempre con te! Dal dentista, dal parrucchiere, in bagno, alle cene fuori. E non sia mai ti permetti di cadere malata, anche strisciando devi andare avanti.
  • Rientrare subito a lavoro? Un’utopia: a meno che non si ha un’impresa propria, un lavoro ben (ma ben!) retribuito o un nido abbastanza economico nelle vicinanze, rientrare a lavoro non è possibile. Una baby sitter ti costa poco meno, o tutto, il tuo stipendio e in più si cresce tua figlia. Questo passaggio da lavoratrice a casalinga per me è stato traumatico.

I “pro”

  • Decidi solo tu: nessuno ti dice come allevare tua figlia, per le questioni quotidiane, il tuo istinto e le tue idee sono libere di esprimersi non soffocate dal coro di pareri non richiesti che, in un modo o nell’altro, ti influenzano. Ed è importantissimo. Siamo solo io e mio marito a decidere.
  • Solidarietà femminile: ho la fortuna di conoscere donne che (ai tempi loro) sono state “mamme senza aiuti”, con queste persone si instaura da subito un’amicizia diversa, un rapporto che si basa sulla solidarietà, la comprensione e l’aiuto concreto. Da sola impari a chiedere aiuto, e raramente ricevi porte in faccia da chi è nella tua stessa situazione, sa cosa vuol dire e ti vede come una madre, non come una ragazzina.
  • Facciamo squadra: io e mio marito abbiamo imparato a fare gioco di squadra, e piano piano entra in campo anche la piccoletta. Ognuno ha i propri compiti e i propri ruoli, ma la collaborazione è fondamentale. C’è un detto che “spiega” bene la nostra famiglia: “una mano lava l’altra, tutte e due lavano il viso”.

Quante di voi siete “mamme senza aiuti”? Quali sono i vostri pro e i vostri contro? E chi di voi ha la fortuna di avere un supporto, che importanza gli dà?

 

2 comments on “Crescere un figlio senza aiuti”

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