Da lavoratrice a casalinga, chi l’avrebbe mai detto. Ho iniziato a “lavorare” che avevo quattordici anni, portavo un bambino al mare, e da allora non ho mai smesso. Da baby-sitter ad animatrice per le feste, dal dare ripetizioni a fare volantinaggio; da impegata in ufficio di autonoleggio ad impiegata in un ufficio assicurativo, ad istruttrice di spinning.

Non mi è mai piaciuto stare con le “mani sulla pancia”, non mi è mai piaciuto dover chiedere ai miei genitori, e loro stessi mi hanno insegnato a dovermi conquistare da sola le cose che volevo. Dalla tv in camera al primo motorino, all’auto. Anche quando mi sono sposata ho preferito andare avanti e indietro, dalla costiera amalfitana alla penisola sorrentina, pur di continuare a lavorare.

Sono andata in ufficio fino all’ottavo mese di gravidanza, con un bel pancione avanti. Poi è arrivata la monella e tutto è cambiato! Come ho già detto nella presentazione, pensavo che dopo qualche mese dalla sua nascita sarei ritornata al mio lavoro e invece, non è stato così. La “scelta”, di passare da lavoratrice a casalinga, è stata ponderata, valutata, sofferta ma, per me e mio marito, quella di restare a casa e crescere nostra figlia era quella giusta.

Abituarsi non è facile

casalinga

Ci sono giorni che la veste di casalinga non mi calza a pennello, mi va stretta o, forse, è troppo pesante per me. Altri giorni, invece, sono felice di quello che sono e che faccio. Il passaggio da lavoratrice a casalinga non è semplice per me.

La cosa più faticosa è che non ho tregua…mai. Non ho giorno di festa, non ho permessi per malattie, non ho venerdì, non ho ferie.

E’ un lavoro gratuito, spesso poco gratificante che inizia nel momento in cui mi sveglio e  spesso non finisce neppure quando vado a dormire. Le soddisfazioni sono stupende ma poche. Il lavoro sembra incessante, un cerchio senza fine: pulisco un pò casa, gioco con la monellina, preparo il pranzo, faccio mangiare la piccola, poi noi, pulisco il pavimento, lavo i piatti e ripeto tutto da capo dopo qualche ora… con, nel mezzo, un lungo pomeriggio di giochi e bagnetto.

E’ una sfida a cui sono chiamata quotidianamente, da gestire da sola, senza nessun aiuto o supporto da parte di nessuno: i capricci, i pianti, il cibo sul pavimento, i giocattoli lanciati ovunque, le lotte per cambiarla o vestirla. E poi, quando mio marito torna a casa dopo il lavoro e vuole rilassarsi proprio quando io avrei bisogno maggiormente di una pausa, mi farei un gran pianto.

Come mi sento

Mi sento spesso incompresa, non apprezzata e non capita. Credo che a volte ci si dimentichi gli sforzi e le difficoltà di far crescere dei bambini piccoli da sole, tutto il giorno e spesso ci si immagina che si passi la giornata sorseggiando caffè mentre i bambini giocano tranquilli.

Mi manca, maledettamente, la mia indipendenza economica. Mio marito non fa mancare niente, nè a me nè a nostra figlia, ma non è la stessa cosa. O forse, sono io che non sono abituata a questo nuovo aspetto economico/familiare. A volte mi sento un peso che grava ancor di più sulle spalle di mio marito, mi sento di nessun aiuto. Seppur cerco di aiutare facendo economia domestica, vorrei riuscire anche a contribuire.

Le mie gioie

Sono solo e sicuramente legate alla mia monellina! La guardo e ne sono fiera: di come sta crescendo, di che educazione le sto dando, di che insegnamenti le sto impartendo. Mi meraviglia la mia infinita pazienza, la mia capacità di affrontare ogni giorno e portare gioia nella sua vita anche quando sono sfinita. Ammiro la mia dedizione nell’essere una presenza costante nella sua vita e non è sempre facile.

Sono felice di non essermi “persa” niente di lei: la sua prima pappa, i suoi primi passi, il suo primo dentino, la prima volta che si è fatta male, la prima parola. Mi basta un suo sorriso, un abbraccio o un bacetto, per farmi passare tutto… per ricordarmi che la scelta che ho fatto, da lavoratrice a casalinga, è quella giusta. Abbiamo i nostri “rituali”, litighiamo spesso, ci facciamo tante coccole.A volte siamo stufe l’una dell’altra ma, poi, non riusciamo a stare troppo tempo lontane.

Voglio che lei, e i figli che verranno (se verranno), si sentano importanti e amati e cerco di farlo nel miglior modo possibile.

E voi? Mamme casalinghe o mamme in carriera? Come vi trovate nei vostri panni?

3 commenti su “Da lavoratrice a casalinga”

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