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Primo giorno di scuola

La settimana scorsa si è concluso il nostro, lungo, inserimento al nido e ieri la monella ha trascorso il suo primo giorno, con orario intero, al nido. Per noi è stata una strada un pò più tortuosa perchè la scuola dove l’avevo iscritta, che aveva la sezione primavera e dove avevamo iniziato anche a fare l’inserimento ha, per motivi interni, spostato i più piccoli in un asilo nido del paese. Arrivati in questa nuova struttura, giustamente, abbiamo dovuto iniziare tutto da capo… quindi, praticamente, a me è toccato in totale un mese di inserimento. Questa è una fase molto delicata e importante, sia per i piccoli che per i genitori, quindi è giusto che avvenga gradualmente. Nel corso del primo periodo al nido, compatibilmente con gli impegni di vita e lavoro, il genitore non dovrebbe mai avere fretta e rispettare i tempi del bimbo.

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Perchè il nido

Non andando a lavoro, non ho “esigenze” logistiche ma ho notato una voglia, sempre crescente, da parte di mia figlia di stare in compagnia di altri bambini e di svolgere nuove attività. Ho pensato che un anno di asilo nido, avendo comunque già due anni, e prima dell’inizio della scuola materna, non le avrebbe fatto che bene.

Essere spostata da una scuola che avevo “scelto” ad un’altra è stato un pò destabilizzante, solo per me naturalmente. Ma l’inserimento ha aiutato anche in questo: ho potuto vedere bene la struttura, i giochi, i libri, conoscere le educatrici, osservarle con i bimbi, farmi spiegare il loro metodo educativo. Alla fine sono rimasta perchè ho trovato una risposta positiva a tutte le mie domande, ai miei dubbi e alle mie preoccupazioni.

Come ha reagito la mia monella

I primi dieci giorni sembrava una bimba “grande”, che non aveva fatto altro fino ad allora che andare a scuola. Piangeva, al contrario, quando non andavamo. Poi per due giorni che non l’ho accompagnata io…tragedie! Ha iniziato a piangere, diceva già da casa che non voleva andare “dai bimbi” e, arrivate a scuola, si attaccava a me come una cozza.

Mi hanno spiegato che è fisiologico il pianto e che a volte alcuni bambini mostrano una certa resistenza al distacco proprio quando il periodo più delicato sembrerebbe superato. Fortunatamente, piano piano, stiamo superando anche questo e riprendendo l’entusiasmo iniziale.

Come ho reagito io

Il distacco non è mai facile, per entrambi. Ed è proprio vero! All’inizio la vedevo così felice di andare che quasi mi chiedevo “ma non le mancherò neanche un poco?”. Ma, sicuramente, è stato peggio doverla lasciare tra i pianti. Non nascondo che la prima volta, chiusa la porta, sono scoppiata anche io in lacrime. Mi sentivo in colpa, nonostante fosse stata una scelta voluta e ponderata, nonostante sapevo che, tempo due minuti e, aveva ripreso a giocare.

Il primo giorno in cui mi sono potuta allontanare un paio d’ore, quasi non sapevo come occupare il tempo, dopo qualche giorno mi sono meravigliata, invece, di quante cose in più riuscivo a fare senza di lei.

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La monella al nido, durante l’inserimento

Gli accorgimenti che mi sono stati utili

Naturalmente, come in ogni fase importante dei nostri bambini, i consigli che si dispensano sono tantissimi (molti anche non richiesti ;P), io vi elenco gli “accorgimenti” che per me e la mia monella sono stati utili a rendere questa nuova esperienza meno traumatica possibile.

  1. Ho dato voce ai miei pensieri, in modo sempre positivo ed entusiasto. Le dico sempre: ‘Andiamo dove puoi giocare con gli altri bambini, vedrai che ti divertirai e starai bene‘. Le ripeto quanto bene le voglio, pur andando via per un po’ di tempo. E, infine, la rassicuro dicendole che dopo aver fatto la ninna mi troverà lì a prenderla.
  2. Gradualità è stata la mia parola d’ordine. Pensando e osservando sempre e solo mia figlia, e non gli altri. In questa fase di ambientamento ci sono in gioco una serie di componenti che fanno sì che il bimbo sia più tranquillo e tutto riesca bene.
  3. Quando ha iniziato a piangere, le ho fatto portare con sé la sua bambolina. Già da un pò (e anche a casa), in alcuni momenti della giornata, lei la cerca e la tiene come compagnia. E’ stata un’alleata speciale per aiutarla nella nuove routine del nido.
  4. L’ingresso al nido è già un grande cambiamento, quindi non ne ho aggiunti altri come: togliere il ciuccio, il pannolino, la sponda al lettino.
  5. Sono sempre stata, davanti a lei, tranquilla, sorridente e “ferma nella decisione”.

Inutile dire, che quando si parla di figli, tutto è relativo. Quello che per me e la piccola è stato valido, può non esserlo per altri. Sono sempre più convinta che ogni mamma, e solo lei, conosce alla perfezione il proprio bimbo e quindi, anche in questa occasione tocca a noi trovare il modo giusto per far vivere con gioia e serenità la nuova esperienza della scuola.

E a voi? Com’è andata?

2 comments on “Inserimento al nido: com’è stato per noi”

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