Immagino già la faccia di molte, la risposta di tante e la reazione di alcune. Ma nella vita “mai dire mai” e per me è stato proprio così.

Prima di mio marito, ho avuto un’altra storia (che credevo importante) dove il rapporto con i miei suoceri era un disastro, mi odiavano, non accettavano niente di me e della mia vita, e negli anni me ne sono sentita dire di tutti i colori con il benestare del mio fidanzato di allora. Sono stati anni duri, che ancora ricordo…eppure per il bene che volevo a quella persona, sopportavo. Nel momento in cui la nostra storia finì, dissi a me stessa “il prossimo, se ci sarà, deve essere orfano!”

E invece…

Ho incontrato l’amore della mia vita, che però orfano non era, o meglio lo era solo di padre. Quando ci siamo conosciuti ed iniziati a frequentare, lui viveva con la mamma, vedova, anziana e che, purtroppo, soffriva di alzheimer. C’era una signora in casa che si prendeva cura di lei durante la giornata, la sera faceva i turni con il fratello, ma poi era lui che rimaneva a casa e gestiva il tutto.

Già da fidanzati, quindi, ci vedevamo tre sere a settimana (quando gli dava cambio il fratello) e un weekend al mese quando scendevano le sue sorelle. Piano piano, quando la nostra storia è diventata più importante, e ho iniziato a frequentare casa sua, riuscivamo a stare più tempo assieme perchè andavo io da lui. Per me è stata, da sempre, la normalità avere questi “ritmi”, vederci in questo modo.

Certo, non tutto era facile, anzi… non sono mancati i momenti di sclero, dove prevaleva la voglia di vedersi liberamente senza dover “programmare” o poter partire senza dover fare una “superorganizzazione”, o semplicemente uscire e non stare a guardare l’orologio per paura di tardare il “cambio”. Non sono mancati i momenti di sconforto e di solitudine, dove non ci sentivamo capiti né da familiari né da amici.

suocera

La scelta

Quando ci siamo avvicinati all’idea di sposarci, sapevo benissimo che la conditio sine qua non era quella di andare a vivere lì, con lui…e con la mamma. Per mio marito non era una cosa giusta dover lasciare sua madre, che aveva cresciuto con enormi sacrifici cinque figli da sola, con una badante (estranea) o peggio ancora in una casa di cura. Per lui la cosa più importante era che la mamma trascorresse la sua vecchiaia nella sua casa, accudita dai suoi familiari, con quelle poche certezze che la malattia le consentiva di ricordare.

Per me non è stata una decisione facile: un altro paese, una casa non nostra, un’anziana che mi vedeva come rivale oppure magari non mi riconosceva, una situazione di privacy pari a zero tra badanti, fratelli, sorelle. Eppure c’era una vocina dentro di me insistente, ferma, che mi diceva “e se ti fossi trovata tu al posto del tuo compagno?”, “e se i ruoli fossero invertiti cosa ti aspetteresti da chi dice di amarti?”

Alla fine, con le mie certezze ma anche le mie paure, ho deciso che la cosa giusta da fare era accettare. Sposarci e vivere assieme, in tre. Non nascondo che i primi ad essere titubanti e preoccupati sono stati i miei, e i suoi, familiari. Poi a seguire gli amici. Ripensandoci non ho trovato nessuno che mi abbia detto subito “hai fatto bene!”, ma sempre un “ci hai pensato bene?”.

Io volevo stare con lui, ero sicura che ne valeva la pena. Ammiravo moltissimo il suo prodigarsi per questa donna che della sua vita non si era potuta godere niente, che era stata tutto lavoro, figli, nipoti. Ammiravo il suo voler ricambiare “il favore”, prendersi cura di chi fino a qualche anno prima si era presa cura di lui.

Moglie, marito…e suocera

Purtroppo l’alzheimer è così: un giorno stanno bene, ti riconoscono, hanno piacere di vederti; il giorno dopo non sanno neanche chi sei, sono aggressivi e vogliono andare a casa loro (quella della loro infanzia). Questi sono stati i nostri primi due anni di matrimonio.

Ci sono stati giorni tanto duri e pesanti, ci sono state tante lacrime da parte mia, tanta paura di non riuscire a sopportare tutto, tanto stress, tanta voglia di avere una vita matrimoniale “normale”…ma non c’è stato giorno che lui non mi è stato a fianco, non mi ha supportato, difeso, amato sempre più.

Ci sono stati giorni belli, allegri, divertenti, dove era tutto un prendersi in giro, un giocare tra di noi da grande famiglia. Ci sono state uscite fuori porta, avvenimenti importanti, passeggiate. E, con pazienza e tanto sacrificio, riuscivamo anche a ritagliarci dei momenti solo per noi due.

Si, no, perchè

La conferma assoluta che la scelta che avevo fatto era quella giusta me l’ha data la vita…si…dopo un mese dal mio matrimonio ho perso mia madre (forse, poi, un giorno ve ne parlerò), lasciando mio padre da solo, e mio marito si è fatto in quattro per dividersi tra casa sua (nostra) con sua madre e casa di mio padre. Abbiamo fatto le trottole pur di non lasciare soli entrambi.

Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te

Indubbiamente la vita matrimoniale un pò ne risente e trovare un giusto equilibrio è un’impresa ardua. Già il matrimonio è un forte cambiamento e se nel primo periodo, che dovrebbe essere dedicato esclusivamente alla coppia, non si ha questa possibilità…si va avanti solo grazie ad un amore solido!

Sicuramente, non so se avessi accettato in una situazione diversa, tipo: suocera giovane, suocera invadente, suocera autonoma. Come sempre, ci sono casi e casi.

Nel mio caso rifarei tutto, ho aiutato e accudito mia suocera come una mamma, fino alla fine; il rapporto tra me e mio marito è diventato ancora più speciale e so che insieme possiamo superare tutto.

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