Mese: Gennaio 2019

La mia parola dell’anno

Concretezza

Sono leggermente in ritardo per la mia parola dell’anno? Ma no, dai. E che ne avevo troppe, non sapevo quale scegliere…alla fine ho deciso e non lo avrei mai pensato!

Concretezza scritta da Topolina

Concretezza

Ecco la mia parola per questo 2019. Ecco di cosa ho bisogno quest’anno. Ho l’esigenza di partire cose tangibili. Ho voglia di far materializzare i miei sogni. Ho il desiderio di praticità, fattibilità.

Concretezza. Voglio circondarmi di emozioni che si toccano con mano, voglio attorno a me amicizie vere. Desidero che il mio spazio virtuale diventi il mio lavoro reale. Voglio fatti e non parole (e non come in politica).

Concretezza. Nelle mie idee e nei miei rapporti. Nelle mie giornate e nei miei sogni.

Se si fanno dei progetti concreti, se si coltivano le proprie ambizioni, se ci si dà da fare con umiltà, se si aguzza l’ingegno, i sogni diventano realtà (Banana Yoshimoto)

Non lo avrei mai pensato, dicevo

È vero. Avevo in mente tante altre parole molto più vicine a me e al mio modo di essere. Concretezza non è proprio sinonimo di Diana.

Mio marito mi dice che sono “troppo sognatrice” e forse ha ragione. Non credo sia sbagliato sognare ma perdersi nei propri sogni, si. Ed io, spesso mi perdo o mi scoraggio perché punto troppo in alto. Ho tremila idee da voler realizzare ma poi mi confondo nel dover stilare la lista delle priorità. E allora ci sta come parola dell’anno la concretezza. Non voglio chiudere tutto in un cassetto ma ho bisogno di partire dai sogni piccolini, realizzabili. Questo non significa abbandonare i miei sogni più grandi e speciali, non ci riuscirei mai.

La mia migliore amica mi dice che sono “troppo diplomatica” e forse ha ragione anche lei. Difficilmente riesco a dire un bel salutare vaffa eppure mi chiamavano “pitbull”. Come vi dicevo quando ho fatto il mio bilancio personale, chiudere porte – intese come rapporti – non fa per me. Eppure ultimamente sto davvero male nel trascinare situazioni ed amicizie che sono a senso unico. Sono stanca di aspettare di credere ai “ci vediamo presto”, sono amareggiata di dovermi accontentare delle formalità. Quindi ecco che la scelta è caduta sulla concretezza. In questo ambito non so se riuscirò, è il mio punto debole, ma ci provo.

Concretezza
Photo by Marc-Olivier Jodoin on Unsplash

La mia personale concretezza

Sarà un po’ come l’ha scritta Topolina: colorata, non precisissima, un po’ di sbieco. Vorrà ispirarsi proprio ai bambini, gli esseri più concreti e sognatori al mondo. Sarà un voler, sempre e comunque, volare in alto ma tenendo i piedi ben saldi a terra.

Per il 2018 la mia parola dell’anno era leggerezza, ricordate? Mi ha aiutato molto negli ambiti della mia vita, nelle mie scelte. Voi avete una parola che volete accompagni il vostro 2019? Fatemi sapere qual è 😊

Il mio secondo bilancio riguarda me stessa

Bilancio su me stessa

Non è una passeggiata esaminarsi, ripercorrere quello che si è stati. Il mio secondo bilancio riguarda me stessa e non è semplice farlo.

Inevitabilmente ci si sofferma sui propri limiti, i propri errori e tutto ciò che si ha di buono sembra difficile farlo venire a galla. Almeno per me è così. Questo post sarebbe dovuto uscire a fine anno, ma ci ho messo un po’ a buttar giù queste righe.

Il 2018 mi ha tolto di nuovo tanto, affettivamente parlando, e la perdita di mio zio mi ha fatto riflettere moltissimo.

Ho, sicuramente, ancora molto da lavorare su:

  • l’accettazione della perdita di mia madre. Sono passati sei anni ma è evidente che non riesco ad elaborare. Sono ancora arrabbiata, mi pongo ancora tante domande a cui nessuno può rispondere, sento troppo la sua mancanza. Mi sento spesso sola.
  • Non forzare porte chiuse. Non riesco a chiudere definitivamente i rapporti (di amicizia) ma capita che, poi, mi faccio del male. Devo imparare a tagliare i rami secchi. Di questa cosa, prometto, ve ne parlerò meglio.
  • Diventare una brava casalinga. Una cosa un po’ più pratica. Vi ho già detto e ridetto che questa “condizione” non mi piace, che voglio un lavoro ma al momento è così e quindi voglio impegnarmi di più. Le faccende di casa non mi entusiasmano, le faccio ma “schiattatncuorp” (come si dice da me) e non va bene.

Sono, invece, fiera di me per:

  • la mia determinazione, in primis, che mi ha portato a Milano per ben tre volte. Prima lasciare le bambine era impensabile, piano piano sono riuscita a crearmi del supporto. Soprattutto quello più importante, di mio marito. La tenacia di voler portare avanti questo progetto tutto mio e solo mio.
  • La mia piccola ma grande famiglia. Il legame che unisce mio padre e mio fratello – le mie radici – alla famiglia che mi sono creata – il mio futuro – compensa tante altre mancanze che mi portano dispiacere.
  • La cura di me stessa. Mi ero presa questo impegno ad ottobre e sto riuscendo a mantenere fede alla promessa fatta alla mia persona. La mattina anche solo un filo di rossetto e del mascara, mi fanno sentire meno sciatta. Il circuito giornaliero, l’allenamento a casa, mi permette di dedicare del tempo al mio corpo e cercare di ritrovare una forma che mi piace. Tutto correlato da una sana alimentazione che in queste vacanze di Natale è andata a farsi benedire 😬.

Il mio secondo bilancio riguarda me stessa e tutto sommato chiude in pareggio. Sono spesso troppo severa con me stessa ma ogni tanto necessito di una pacca sulla spalla.

E voi cosa pensate di voi stesse se ripercorrete l’anno appena trascorso?

Con questo articolo partecipo al concorso #unblogalmese del mese di gennaio 2019 indetto dal blog Trippando

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