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22 Aprile 2019

    Io Donna

    Ricordi Pasquali

    Pasqua da bambina

    Buona Pasquetta a chi si trova a passare di qui e Buona Pasqua in ritardo. Mentre aspetto il marito che si sveglia mi perdo tra i ricordi Pasquali.

    Ad inizio mese, con mio fratello a casa, ci siamo messi a sfogliare i vecchi album di fotografie. Abbiamo trovato tantissime foto nostre il giorno di Pasqua, fuori al terrazzo con la palma in mano. Ci siamo divertiti tantissimo a vedere le foto delle nostre Pasquette.

    In questa giornata che spunta grigia e ventosa ripercorro gli anni passati, mi accorgo di quanto sia diversa adesso.

    Ricordi pasquali di me bambina

    Quando ero ancora una bambina, il giorno di Pasqua iniziava con l’apertura dell’uovo…uno! Poi si andava a messa e al cimitero. Il pranzo era, sempre, a casa della mia nonna paterna tutti insieme. Quei pranzi bellissimi e lunghissimi, fatti di ottimo cibo e grandi tavolate. La tavola con tutti noi cugini era uno spasso e la tavolata dei grandi vedeva mio nonno a capotavola che si godeva la sua famiglia.

    Niente decorazioni o posti assegnati, una tavola semplice. Anche il cibo non prevedeva nessun piatto gourmet ma tutte cose genuine e fatte in casa. Era un pranzo lungo, dove noi piccoli avevamo anche la possibilità di alzarci e uscire un po’ fuori a giocare.

    Prima del dolce, a turno, ci si alzava sulla sedia per dire la poesia e la nonna ci dava il soldino. Tutto profumava di spensieratezza.

    La Pasquetta era con mamma e papà, qualche amico di famiglia o qualche zia. Si andava sul giardino di uno zio di mio padre, si accendeva il fuoco e si cucinava il pollo arrosto. Si stendevano i plaid a terra e si riempivano di casatielli, tortani e a seguire pastiere e cioccolata.

    Noi bambini correvamo per tutto il giardino, andavamo “in esplorazione”, giocavamo a pallone, a nascondino. Rientravamo sporchi e sfiniti.

    Ricordi Pasquali di me adolescente

    Devo dire che la mia Pasqua da adolescente non è molto diversa da quella che vi ho già raccontato. Per fortuna, aggiungerei. Il pranzo da nonna è rimasto il mio punto fermo. Il punto fermo di tutta la famiglia.

    Da adolescente – la cosa diversa – invece di andare a messa la domenica, partecipavo alla veglia pasquale. Da ragazzina salivo in chiesa con le mie cugine poi, più grande, con le mie amiche.

    La veglia era la conclusione della Settimana Santa vissuta tra ritiri, confessioni, processioni. All’epoca ero animatrice parrocchiale e vivevo intensamente e attivamente la mia Parrocchia nel periodo di Pasqua. Si, poi “quest’epoca” prima o poi ve la racconterò.

    La Pasquetta da adolescente era con gli amici ma “senza motorino” erano le parole di mio padre. “A Pasquetta è pieno di scemi che bevono troppo e c’è troppo traffico” così diceva, e in realtà lo dice ancora.

    Ma tanto noi andavamo a piedi, zaino in spalla e ci si dirigeva su qualche montagna vicina. Palloni, radio, plaid, sole e tanto cibo…questa la ricetta per una Pasquetta di successo.

    Oggi

    La mia Pasqua attuale è un po’ diversa, “qualcosa” sicuramente è cambiato. Mercoledì, pesti permettendo, ve la racconto.

    Intanto mi farebbe piacere sentire i vostri ricordi ☺️

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    Photo by Sinziana Susa on Unsplash

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