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    Io festeggio i ritorni

    Io festeggio i ritorni

    Quest’anno le festività pasquali sono unite all’anniversario della liberazione d’Italia e alla festa dei lavoratori. Un lunghissimo ponte. Tanto da festeggiare ma, tanto, io festeggio i ritorni.

    Lunedì vi ho raccontato un po’ come trascorrevo la Pasqua quando ero bambina ed adolescente. Vi ho anche detto che oggi avrei scritto di quella attuale. Non è molto diversa, per fortuna. Cerco di tramandare le tradizioni e le passioni del nostro paese anche alle mie figlie.

    Pasqua prima e Pasqua adesso

    Le grandi differenze sono, sostanzialmente, tre:

    1. Non sono più io la spettatrice ma le mie bimbe. Io, con mio padre, prepariamo tutte le prelibatezze del periodo: casatielli, pastiere, tortani, colombe. Non sono più io a godermi o partecipare alle processioni ma loro, Topolina ha partecipato al coro per il primo anno, Pallina le ha guardate tutte con forte interesse. Io spiegavo. Non sono più io a ricevere l’uovo, ma sempre loro (e non solo uno).
    2. Non sempre riusciamo ad andare a messa. Alla veglia pasquale non ci ho proprio provato perché si fa tardi e loro si addormentano. Alla Messa servirebbe un po’ di impegno in più, a volte riusciamo a volte no.
    3. Il pranzo, da quando non c’è più nonna, è da mio zio. Sempre tutti assieme nel limite della presenza e degli impegni con le famiglie dei rispettivi mariti. Ma Natale e Pasqua ci ritagliamo questo momento familiare tradizionale, che spero non si perda nel tempo (come tante altre cose). Il cibo è quello di quando ero bambina, i profumi anche. Certo manca quella spensieratezza e – azzardo – quella genuinità che è tipica dei bambini.

    Io festeggio i ritorni

    Con gli anni ho imparato a festeggiare qualcosa di più importante delle feste comandate: i ritorni. Per me non può esserci un vero Natale o una Santa Pasqua se a casa non c’è mio fratello. Il mio compleanno, o quello delle bimbe, è molto più bello se lui è qui.

    Mio fratello è andato via, ormai, diciotto anni fa eppure (o meglio per fortuna) non ci si abitua. Alle feste che ci impone il calendario festeggiamo, ma quando torna lui si fa festa ugualmente. I giorni che lui è “giù” volano, ce li godiamo appieno, io mi sento più ancora più completa.

    Io festeggio i ritorni. Non solo quelli di mio fratello, che è sicuramente quello più importante per me. Penso anche a quando ritorna mio cugino dalla Finlandia, siamo legatissimi e ora senza zio ancor di più. Quando torna sono sempre pranzo e cene in compagnia, fatte di cibi che a lui piacciono maggiormente.

    Penso, anche, ai pranzi di famiglia. A quanto sono più belli quando ci siamo tutti, tutti. Chi da Avellino, chi da Milano, chi da Mantova. Il vociare si fa più forte, più vivace. Penso a mio cugino che naviga e a quanto è bello rivedersi quando sbarca. Penso alla mia amica che vive a Trieste e a quel suo abbraccio che aspetto trepidante.Quindi sì, io festeggio i ritorni.

    Amo gli abbracci, li trovo molto più reali di un bacio. In un abbraccio non si può mentire. Gli abbracci di chi torna sono quelli più belli, più forti, più sentiti. Racchiudono tutti i giorni in cui si è stati lontani.

    Buon lungo ponte con le persone che amate.

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    Photo by Priscilla Du Preez on Unsplash

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