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Essere bambini ai tempi del Covid19

Essere bambini ai tempi del Covid19

Essere bambini ai tempi del Covid19 credo sia tra le cose più difficili. È fare sacrifici più grandi di loro, è obbedire senza poter capire fino in fondo.

Di loro non se n’è parlato per un’intera fase uno ora, invece, fiumi di parole sull’argomento. Prima era un tema che non tirava adesso, evidentemente, si. Oppure – e voglio essere ottimista – ci si è accorti che sono stati messi da parte per troppo tempo in questa quarantena.

Essere bambini ai tempi del Covid19, quanto è difficile!

Quando ho chiesto a Topolina cosa fosse per lei la cosa più difficile in questi giorni, la risposta è arrivata con la semplicità che contraddistingue i bambini: “mamma è facile! Non uscire“.

Come darle torto. Si sono trovati chiusi dentro dalla sera alla mattina, senza avere neanche il tempo di spiegare loro, di prepararli. Tu dirai “vabbè come tutti del resto” e hai ragione ma i più piccoli per cambiamenti così importanti hanno bisogno di un’attenzione in più. Farlo dopo, a cose fatte, è corretto ma non ha lo stesso effetto.

Si sono trovati catapultati in una nuova realtà, che di reale non ha niente. Loro che hanno bisogno di cose concrete, tangibili, hanno dovuto proteggersi da qualcosa di astratto. Loro che vivono di contatto fisico, hanno dovuto accettare un freddo schermo per poter vedere chi amano.

Essere bambini ai tempi del Covid19 significa fidarsi ciecamente di noi genitori senza capire fino in fondo cosa sta succedendo. Sono stati bravissimi! E se qualche volta sono scoppiati in pianti disperati per nulla, è comprensibilissimo.

Cosa manca di più

Ho chiesto anche questo a Topolina. La prima risposta è stata “i miei amici“, a seguire “nonno” e “le maestre“. Ricordo settimana scorsa, quando la scuola di danza ha iniziato a fare le lezione con l’insegnante in diretta e non solo con l’invio delle lezioni. Ricordo, dicevo, la prima frase che ha detto Topolina appena terminata la sessione “mamma è stata più facile oggi con la maestra“. Le lacrime.

È così: per i bimbi così piccoli come le mie (3 e 5 anni) la scuola sono gli amici e le maestre, non è la struttura e neanche la didattica. La scuola sono le risate, gli abbracci, il poter imparare cose nuove assieme. Lo schermo, e noi genitori, non possiamo sostituire tutto questo. E poi gli amici e le maestre sono i loro confidenti e questo non può più esserlo con mamma e papà sempre fra i piedi.

Gli affetti come i nonni, gli zii, gli amici sono da vivere ad alto contatto e non dietro uno schermo. Un ti voglio bene abbracciandosi non vale quanto uno detto per telefono. A loro non può bastare.

Essere bambini ai tempi del Covid19: dalla fase 1 alla fase 2

Cosa è cambiato da lunedì per loro? Poco… secondo me! Certo possono uscire ed è una grande cosa, possono vedere i parenti e anche questo è bello. Resta però una grande e importante difficoltà: il distanziamento sociale.

Ne parlavo proprio lunedì sui miei canali social, come si fa a chiedere ad un bambino piccolo che non vede i nonni da due mesi, di non correre loro incontro ed abbracciarli?! Le mie figlie non ci sono riuscite e per questo motivo aspetteremo ancora un poco.

Mi sembra, ancora una volta, di chiedere troppo a questi bambini. Non dico che non è una giusta misura, eh!

Onore al merito a tutte le piccole donne e a tutti i piccoli uomini che stanno affrontando questo periodo così duro con i loro sorrisi, la loro fantasia, la loro tristezza. Un elogio a tutti i bimbi che con i colori dell’arcobaleno stanno scrivendo una pagina importante della loro, e nostra, vita.

Per i tuoi bimbi qual è stata la maggiore difficoltà e la più grande mancanza?

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