Sono due, forse tre, settimane che la mia piccola birichina mi sta facendo dannare. Piange, piange, piange. Un pianto inconsolabile, forte, che dura ore. Un pianto snervante, preoccupante.

La topolina

Prima pensavamo che avesse le coliche, poi che avesse fame, dopo credevamo soffrisse di reflusso. Come mio solito, mi sono messa a smanettare per capire, oltre al parere di pediatra e ostetrica. C’è un pianto spasmodico, come quello delle coliche gassose, molto comune, ma che nulla ha a che vedere con il gas o l’aria nella pancia e che i farmaci di ogni specie, si rivelano sempre inefficaci, si chiama: pianto colitico. Di fronte a questo pianto domandiamo spesso, a noi stesse e al pediatra, di che cosa ha bisogno nostro figlio e perché piange così tanto.

La risposta sembra sia una: di noi, della mamma! Perché il neonato che ha appena finito di poppare e dopo qualche minuto piange, non ha le coliche. Più profondamente, ha bisogno del contatto con noi, della nostra pelle, del nostro odore, del nostro calore, delle nostre coccole. La ricerca di contatto con il seno materno non è solo per nutrimento fisico, ma anche ricerca d’affetto, di sicurezza e la conferma che non verrà abbandonato. Si sa, ed è stato dimostrato, che i piccoli che vengono presi quando piangono e vengono cullati, coccolati, capiti saranno da grandi più sereni e più fiduciosi.

Che cos’è

L’inizio canonico del pianto colitico è dopo i primi 15 giorni di vita, coinvolge la metà dei neonati sani, compare verso sera. Il piccolo improvvisamente inizia con un pianto inconsolabile e forte, si tira le gambe al petto, si fa rosso in viso, si contorce e si irrigidisce. Nulla lo placa e ogni tentativo fatto per tranquillizzarlo fallisce, anche il farmaco, lasciando noi genitori in uno stato di preoccupazione e tensione, che peggiora la situazione. I neonati, infatti, sono sensibilissimi allo stato di tensione e reagiscono inquietandosi ancora di più. Può piangere spasmodicamente anche ore per poi cadere in un sonno tranquillo. Il pianto colitico sparisce da solo entro il terzo/quarto mese di vita, lasciando solo un brutto ricordo. Oggi questo tipo di pianto viene definito pianto inconsolabile del primo trimestre di vita.

Ecco la disperata

Rimedi

L’unico rimedio trovato, di fronte a questo tipo di pianto, è cercare di consolare il piccolo senza affannarci: non ha una malattia. Io ho imparato a chiedere aiuto quando mi sento più stressata e stanca del solito, cerco di prepararmi all’ora del pianto tralasciando le cose da fare, magari esco, o semplicemente la prendo in braccio, tento di trovare una posizione a lei congeniale e cammino cammino cammino (faccio i km). Quando vuole la attacco al seno, la metto senza pannolino e se non la infastidisco le massaggio il pancino con movimenti circolari, magari le canto (assieme alla sorella) una ninna.

Proviamo a metterci nei panni del piccolo, lui è programmato per stare a contatto con la madre, l’unica che può garantirgli certezza di vita. Lasciarli piangere non serve, il piccolo che zittisce dopo un lungo pianto, ha imparato poco o nulla sulla capacità della propria autonomia. Egli semplicemente tace perché è esausto e disperato, perché sta perdendo la speranza di poter essere confortato quando si sente solo.

Non è facile, per niente, sentirla piangere tutti i giorni per tanto tempo è pesante. Arrivo a sera esausta, fisicamente e mentalmente, dove anche io scoppio in un pianto inconsolabile. Ci sono momenti che penso di essere pronta per una pazzia. Ci sono attimi che mi sento così impreparata nonostante è seconda figlia.

Tutto questo, naturalmente, si ripercuote su tutta la famiglia. Si entra in un circolo vizioso di nervosismo, pianti e stanchezza. Una nota positiva c’è in tutto questo trambusto, tra allattamento e km va a vedere che torno subito in forma 😉.

La vostra esperienza qual è stata? Avete consigli?

 

Photo: Piera Tammaro e ©Piccole Mamme Crescono – Tutti i diritti riservati

 

13 comments on “Il pianto inconsolabile del neonato”

  1. Brividi… Non vorrei mai che crescessero, ma se ripenso a momenti e periodi come questo sono contenta di esserne fuori. Col primo figlio fu talmente difficile (non perché era il primo ma perché piangeva strillando senza sosta) che tornammo in Italia. Ero sola, a Parigi, senza parenti né amici. Impazzivo. La seconda è stata una meraviglia. La terza è stata il peggio del peggio. Non importa quanta esperienza avevo: ero prostrata. Piangevo tutti i giorni. Non mi vergognavo: essere pluripara forse non ti dà tutti i trucchi e il sapere che vorresti, ma una cosa sì: il coraggio di ammettere che stai impazzendo, di crollare. Io sapevo che non era colpa mia. Era semplicemente una bambina… impossibile! Anche io ho fatto tanti, tanti chilometri, ma a volte strillava anche a spasso. La sola cosa certa è che la odierai in certi momenti, eppure la amerai per sempre.

  2. Mio figlio ha sempre pianto tantissimo.ricordo tanti di quelle cene (e chi pranzava) in cui lo tenevamo mangiando a turno con il mio compagno. Tutt’ora è un piagnone, si getta nello sconforto perché che so, gli ho messo il cuscino al contrario. A me la fascia ha aiutato molto, quando non mi faceva morire dal caldo. :), forzA

  3. Io sto gestendo questo periodo con la fascia: tengo a dormire durante il giorno mia figlia cuore a cuore con me, camminando km fuori dove si rilassa completamente, la notte insieme a me. Per ora questi pianti inconsolabili non sono arrivati.. incrociamo le dita!

    • In bocca al lupo… vedrai che andrà bene!
      Noi, purtroppo, abbiamo scoperto che il suo pianto è scatenato dal bruciore di stomaco 😩…quindi quando ha dolore, giustamente, niente la calma!

  4. Ciao! io non sono mamma…ma la mia vicina di casa sotto di me credo stia vivendo questa situazione: la piccola piange tantissimo, disperata, ma non è che dandole da mangiare risolve, anzi. Spesso la penso e mi chiedo come sarebbe se stessi nei suoi panni…mi agiterei tantissimo, e scoppierei a piangere anche io…
    Tieni duro, un abbraccio

    • 😊 ricordo che anche io ho “studiato” tantissimo prima e durante la gravidanza …e ancora adesso, con due figlie, non si smette mai di imparare

  5. Non conoscevo questo tipo di pianto ma devo dire che con entrambi i miei bimbi non mi sono trovata ad affrontarlo. Con il mio secondo piccoli i pianti sono stati legati più che altro ai problemi con il latte e ancora oggi sono legati alla dermatite atopica.

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