Follow:
Io Donna

Processioni degli incappucciati, le tradizioni della mia terra

Processioni degli incappucciati, le tradizioni della mia terra

Tra le tante cose che ci ha “tolto” il coronavirus in questo assurdo 2020 ci sono anche le processioni degli incappucciati, le tradizioni della mia terra.

La Settimana Santa, e in particolare modo il triduo pasquale, è molto sentito qui in Penisola Sorrentina. Oltre alle classiche celebrazioni in chiesa, come la lavanda dei piedi, l’adorazione della croce e la veglia pasquale, viviamo le processioni degli incappucciati.

È un rito che si ripete, anno dopo anno, come un tempo senza tempo. Un rito che si prepara nel segreto delle arciconfraternite e che poi si dona alla popolazione regalando sensazioni ed emozioni magiche.

Processioni degli incappucciati, le origini

In Penisola Sorrentina già nel ‘300 si ha notizia dell’esistenza di confraternite “assaccate e con i lumi accesi” che il Giovedì Santo visitavano gli altari della reposizione. La tradizione vuole che si effettuasse visita a sette sepolcri. Nel XVI sec. fu importato dalla Spagna un nuovo genere di processioni in cui erano presenti anche i simboli della passione di Cristo. Queste si diffusero grazie all’influenza dei viceré spagnoli che regnavano nel Napoletano.

Processione in visita agli Altari della Reposizione a Meta*

Corteo che visita i cosiddetti “sepolcri” nei quali viene riposto Gesù Eucaristia dopo la Messa in Coena Domini. Questa processione è organizzata dall’Arciconfraternita della Santissima Immacolata, confraternita fondata nel 1590 ed elevata ad arciconfraternita nel ‘700. I partecipanti prendono il nome di paputi o incappucciati in quanto indossano un cappuccio che copre il viso interamente. 

Tre sono i segni rappresentativi dell’Arciconfraternita: il “Labaro” recante due paputi con saio bianco e mantellina celeste inginocchiati ai piedi dell’Immacolata; lo “Stendardo” celeste con l’effigie dell’Immacolata, comunemente noto anche come “Vela” per la tradizionale forma triangolare; il “Gonfalone” celeste con ornamenti in oro zecchino e crocifisso bagnato in argento.

Il fulcro della processione sono i “martìri” ossia i simboli che rievocano la passione di Cristo, la cui successione segue la narrazione della passione dei quattro evangelisti. Altri incappucciati portano lampioni, lance e croci, tra cui spicca la “Croce della Vite“, forgiata da un confratello con legno di vite.

La processione è accompagnata da due cori: il coro maschile del “Miserere” e il “Coro Femminile“. Chiude il corteo la fratellanza costituita da consorelle e confratelli del sodalizio seguiti dal Governo dell’Arciconfraternita, da un rappresentante del clero e da quattro lampioni.

La visita ai Sepolcri

A metà percorso viene effettuata la visita al primo altare della reposizione presso la Chiesa della SS. Annunziata detta di S. Lucia: nel sepolcro entrano i cori che intonano una strofa dei rispettivi canti, quattro incensieri e il Governo. La preghiera termina simbolicamente con tre colpi di bastone ad opera del priore, successivamente la processione riprende il cammino. La visita al secondo altare della reposizione ha luogo al rientro della processione presso la Basilica di S. Maria del Lauro.

L’abito processionale è costituito da un saio bianco con in vita un cordone o cingolo celeste annodato a sinistra, cappuccio e guanti bianchi. I lampioni di apertura indossano anche una stola celeste con la denominazione dell’arciconfraternita in oro zecchino. I cori e la fratellanza escono a volto scoperto: il Coro Femminile porta una mantella bianca con il bordo celeste; il coro del Miserere indossa un saio bianco con cingolo celeste e cappuccio con lo stemma dell’Arciconfraternita; mentre la fratellanza reca anche una mozzetta o mantellina celeste con ornamenti in oro zecchino e un medaglione con l’effigie dell’Immacolata.

Processioni degli incappucciati, le tradizioni della mia terra

Processione della Madonna Addolorata e del Cristo Morto a Meta**

Nel 1633, Padre Patigno e Padre Stefano diedero inizio alla fondazione del Pio Monte dei Morti, nel 1637 fu aggregata alla Arciconfraternita della “Morte e Orazione” di Roma e nel ‘700 si aggregò all’Arciconfraternita del SS. Crocifisso di Roma attendendo l’elevazione ad Arciconfraternita. La divisa ufficiale è costituita da un saio e cappuccio nero, mozzetta di colore azzurro e medaglione argentato con l’immagine di incappucciati oranti ai piedi della croce. L’Arciconfraternita del SS. Crocifisso e Pio Monte dei Morti organizza le processioni del Venerdì Santo.

Quella della notte

la processione che si svolge nelle prime ore rende, anch’essa, omaggio agli Altari della Reposizione e viene chiamata la Processione della Madonna Addolorata. La tradizione identifica questa processione come se fosse un corteo che aiuta la Vergine Maria a ritrovare il suo Figlio tradito e condannato a morte.

La processione è caratterizzata dalla presenza dei cosiddetti “Martìri” come la colonna della flagellazione, i chiodi, il gallo che cantò al rinnegamento di Pietro, la lancia che trafisse il costato di Gesù, la corona di spine e altri simboli che ci riportano al racconto evangelico della condanna e morte di Cristo. La processione è accompagnata dal coro dei bambini che canta l’antico “Inno” dedicato alla Vergine Addolorata e dal coro di voci maschili che intona il “Miserere“. L’Inno è la vera tradizione dell’ultimo secolo a Meta ed ha trainato negli anni del Fallimento, fine anni ’60, con figure che hanno veramente coinvolto generazioni di padre in figlio ininterrottamente tra gli anni ’40 e fine ’80.

Quella della sera

L’altra processione è quella del Venerdì sera detta del Cristo Morto che aggiunge alla processione della notte la statua del Cristo Morto, opera lignea ottocentesca dello scultore Girolamo Bagnasco. Si unisce, anche, il coro femminile.

È una processione con una grande partecipazione e viene chiusa dai confratelli del Pio Monte dei Morti, dagli amministratori e dal priore a cui si accodano i sacerdoti della Parrocchia e le autorità del Comune.

Processioni degli incappucciati, le tradizioni della mia terra

Processioni degli incappucciati, le tradizioni della mia terra e le mie emozioni

Come potete immaginare sarà una Settimana Santa ancor più triste e silenziosa. Che io ricordi non sono mai state annullate le processioni, gli incappucciati hanno sfilato per le strade del paese sempre nonostante la pioggia. Il Giovedì e Venerdì Santo il mio paese si ferma, le luci si spengono, i negozi chiudono prima.

Quest’anno mancheranno le voci dei cori nel silenzio assoluto, il profumo forte dell’incenso, quell’accompagnare lento e rispettoso prima la Madonna e poi il Cristo Morto.

Prima dicevo che “viviamo” le processioni, si… perché anche chi non partecipa attivamente ed è solo lì in strada a guardare sente sulla propria pelle e nel proprio cuore ciò che è avvenuto tanti tanti anni fa.

Per me è sempre una grande e forte emozione vivere così il Triduo Pasquale e anche con le mie bimbe sono sempre andata in strada a vederle e raccontare la storia di Gesù attraverso i martìri. L’anno scorso Topolina ha cantato nel coro femminile e quest’anno stavamo provando ognuno a casa propria con la speranza di riuscire a battere questo nemico invisibile che ci tiene rinchiusi in casa.

Ci rifaremo l’anno prossimo, “se Dio vorrà” come dicevano le mie nonne, e intanto ci prepariamo a vivere questi tre giorni in modo diverso senza processioni degli incappucciati, le tradizioni della mia terra.

Da voi ci sono le Processioni degli Incappucciati? Come vivete il Triduo Pasquale?

* informazioni gentilmente datemi dalle consorelle dell’Arciconfraternita della SS. Immacolata: Tiziana Sassi e Francesca Lampo

** contenuto ricavato dalla pagina Facebook dell’Arciconfraternita SS. Crocifisso e Pio Monte dei Morti e dal confratello M° Salvatore Russo.

Foto di Rusma Photo

Share:
Previous Post Next Post

You may also like

No Comments

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.