L’estate scorsa ero alle prese con lo svezzamento di Pallina. Per lei, e prima ancora con Topolina, ho scelto lo svezzamento tradizionale.

Svezzamento tradizionale

Mi ero informata un poco sull’argomento, ma niente di che. Su determinati passaggi mi sono sempre affidata, e fidata, del pediatra (o dell’ostetrica). Ad ognuno il suo mestiere. Infatti in questo post non troverete schemi o altro, non credo sia io a doverli fornire.

Il web ne è pieno ma credo sia competenza vostra e del pediatra quella di decidere come e quando iniziare questa avventura. Come sempre, sono qui semplicemente a raccontarvi la mia esperienza.

Lo svezzamento tradizionale

prevede la sostituzione di una poppata alla volta, solitamente si inizia dal pranzo, con la pappa composta di crema (riso, mais e tapioca), liofilizzato e brodo. Inoltre, si offre al bambino lo stesso cibo per più giorni.

Non solo per assicurarsi che non sia allergico ma anche per – mi spiegava il pediatra – “favorire l’apprendimento della consistenza e gusto così che si crei una sorta di memoria che permette al piccolo di riconoscerlo anche dopo diverso tempo e manifestare se lo gradisce o meno”.

Sono partita – sempre su consiglio del dottore – proponendo il baby food, perché più controllato, più digeribile e di giusta quantità per poi passare a cibi fatti in casa.

Dal sesto al dodicesimo mese si introducono piano piano tutti gli alimenti. Si passa alle varie consistenze. È, sicuramente, un metodo molto lungo e schematico. Io ho avuto i fogli appesi al frigo fino a poco tempo fa, praticamente.

Topolina e Pallina

Topolina ha accettato, volentieri, dal primo giorno la pappa. Non mi ha dato particolari problemi, spalancava la bocca e mangiava pappa e frutta tranquillamente. Non ha rifiutato nessun alimento, poi col passare degli anni non è stato sempre così, ma questa è un’altra storia.

Pallina, invece, si è fatta grandi pianti avanti al piattino. Entrava un cucchiaino in bocca e ne uscivano cinque. Questa cosa resta un mistero per me. Ci mettevo un’eternità per farle fare “piatto pulito”. Era snervante.

E poi preparare quel brodo, ad agosto. Un’ora col fuoco acceso in cucina, diventava una sauna. Zucchine, patate e carote. Zucchine, patate e carote. Ero la prima, credo, a non viverlo bene. Ma non potevo rimandare.

Come per l’allattamento, mi sono resa conto di quanto la tranquillità fosse una aspetto fondamentale per la riuscita dello svezzamento. Ma, come già vi dicevo, con il secondo figlio è tutto diverso e giornate tranquille non se ne vedono. Alla fine si fa, ci sono riuscita anche con Pallina e adesso è una gran mangiona di tutto.

Svezzamento classico o autosvezzamento?

Oggi si parla tanto, e si attua, anche l’autosvezzamento. Ho letto qualcosa a riguardo ma, ripeto, alla fine ho preferito fidarmi del parere del pediatra e seguire le sue indicazioni sullo svezzamento tradizionale.

Non penso, e non sono io a doverlo dire, che un metodo è giusto e l’altro no. Ognuna sa cosa è meglio per il proprio bambino. Non smetterò mai di dirlo!

Voi che tipo di svezzamento avete scelto per i vostri piccoli? E come hanno accolto questo passaggio?

 

Photo: unsplash

 

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