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    Io Donna

    Istruzione come strumento di libertà

    Istruzione come strumento di libertà

    È da un mese che sto aiutando mia cugina, undicenne, a studiare per gli esami di riparazione che dovrà sostenere a settembre. Mi sono avvilita molto nel vedere quanto per lei è una fatica studiare invece di vedere l’istruzione come strumento di libertà.

    Ne parlo spesso con la mia migliore amica, insegnante, che oggi mi ha donato questo splendido post sul suo lavoro e sulla sua visione della scuola di oggi.

    Istruzione come strumento di libertà

    Sono una bambina degli anni ’80, secondogenita di un padre comandante di navi mercantili, purtroppo lungamente assente, e di un’amorevole mamma casalinga. Degne figlie di un ufficiale di accademia, ci è stata impartita una ferrea educazione basata principalmente sul rispetto delle regole per una civile convivenza.

    Proprio questo tipo di impostazione, unitamente alla passione per la materia, ha portato sia me che mia sorella a scegliere il mestiere dell’insegnante. Io sono una docente di francese a tempo determinato. La mia precarietà lavorativa mi porta ogni anno a conoscere nuove realtà: scuole medie, scuole superiori, istituti professionali, scuole serali e chi più ne ha più ne metta. Lavoro in questo ambito dal 2007. Ho iniziato negli istituti alberghieri di Pozzuoli, San Giovanni a Teduccio, realtà difficili, talvolta pericolose.

    Eppure mi ha sempre guidata una forte motivazione: appassionare alla materia, interessare, incuriosire, stimolare e, perché no? Divertire! Strappare un sorriso! Eh già perché, nonostante vi abbia presentato il mio aspetto rigido e controllato, preponderante in me è il lato ludico, ironico, a detta di molti “brillante”. Quello che mi piace è aggiornarmi, imparare nuovi metodi di insegnamento, continuare a studiare la lingua come fossi ancora all’università. 

    Tuttavia… da qualche tempo qualcosa in me è cambiato e questo perché vedo “gli alunni diversi”. In linea di massima, l’immagine che conserviamo noi tutti di una classe comprende dei banchi dietro ai quali sono seduti degli alunni che, per lo più, annoiati o meno, ascoltano l’insegnante intento a spiegare. No, al giorno d’oggi, questa è pura utopia. 

    La scuola oggi

    La prima cosa che fanno gli alunni entrando in classe è “consegnare il cellulare”. Questo se la scuola lo permette e se gli alunni sono onesti e non ne hanno due a disposizione, di cui uno rigorosamente nascosto. In tal caso, bisogna convincere gentilmente il/la ragazzo/a a scendere ad un compromesso per non urtare la sua suscettibilità. Eppure, a volte, sono gli stessi genitori a contattare i figli durante le lezioni:” tizio, stai usando il cellulare!”, lui:” è mamma, vuole sapere se voglio la pasta a pranzo”. Quando questo avviene, tu insegnante ti senti disarmata. 

    Io personalmente, dopo aver chiesto come va, procedo alla correzione dei compiti. Ne verifico quotidianamente lo svolgimento per stimolarli a lavorare e perché i ragazzi diligenti vogliono essere gratificati.  Migliaia sono i quaderni dimenticati a casa, milioni i nonni ammalati/ deceduti che impediscono ai nipoti di studiare…Siccome detesto le bugie (e a volte un nonno può morire anche più volte l’anno…) e mi sta a cuore la formazione del ragazzo, chiedo il famoso “aiuto da casa” con la telefonata o convoco direttamente i genitori a scuola, a seconda della gravità.

    A volte l’intervento di mamme e/o papà è incisivo, altre volte l’alunno in questione ascolta l’avvertimento e, rivolto ai compagni sorridendo dice:”tanto quelli non mi fanno niente” e data la maleducazione dei soggetti, il ragazzo non ha torto. Quindi procedo alla lezione.

    Ad oggi i libri sono fuori moda, quaderni e penne una rarità. Spesso scrivono alternando corsivo e stampatello e se chiedi loro il perché ti rispondono:”mi trovo così!“. Gli alunni preferiscono la Lim (lavagna multimediale) e sono diventati tutti allergici al gesso! Ed io, che davvero lo sono, resto l’unica ad usarlo. Preferiscono i video e le lezioni frontali li annoiano, vogliono essere sorpresi! Quasi si recassero quotidianamente ad uno spettacolo del Cirque du soleil. E se tu proponi una lezione classica che è necessaria per determinati argomenti (v. Grammatica), capita che si dicano scocciati. “Ricopiate la regola a pag. 135“, e loro:”ma perché la dobbiamo copiare? Tanto io non lo faccio“. 

    Il mio non è un insegnamento dittatoriale, credo molto nel dialogo, ma quando questo è costruttivo. Se diventa il gioco del perché per pura provocazione, allora non ci sto. Non inseguo il modello dell’insegnante vecchio stampo, quello seduto in cattedra che chiede alla classe di coniugare il verbo ad alta voce. Io voglio interazione, voglio strutturare lezioni interessanti, anche alternative. Ma per farlo ho bisogno di una platea disciplinata perché l’educazione e il rispetto degli alunni verso l’istituzione scolastica e chi ne fa parte, quella deve rimanere invariata nelle generazioni.

    Collaborazione e non competizione

    Mi è stato proposto di scrivere un post riguardo “un argomento che mi stesse a cuore” ed io ho accettato di buon grado l’invito scegliendone addirittura due: la passione per il mio lavoro e la fiducia nell’istruzione come strumento di libertà. Ho voluto condividere con voi mamme e papà la mia testimonianza, giusto qualche aneddoto perché non sempre si conosce il punto di vista di chi sta “dall’altra parte”.

    Non sempre è facile come si pensa, anzi. Dietro l’impulsività dei loro anni, l’introversione, i nostri alunni nascondono un mondo tutto da scoprire, e bisogna farlo in punta di piedi e infondendo loro la fiducia e la serenità di cui talvolta sono privi. Io non sono mamma, eppure ogni anno accudisco maternamente centinaia di figli e voglio per loro il meglio. Non mi interessa che imparino il verbo essere e avere in francese, perché il voto resta un numero.

    Io voglio che i ragazzi siano curiosi, felici, vivaci, il tutto nel rispetto del vivere civile perché è l’esperienza scolastica a gettare le basi del cittadino che sarai

    E per questo, care mamme e papà, chiedo il vostro contributo, perché la scuola non è competizione, ma collaborazione. 

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    Photo by Element5 Digital on Unsplash

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