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    Baby-talk: un dialogo molto speciale

    Baby-talk: un dialogo molto speciale

    Verso i due anni, i genitori cominciano ad imitare il bambino ripetendo le prime paroline che il piccolo inizia a formulare e il bimbo imita a sua volta il genitore, si crea così il baby-talk: un dialogo molto speciale.

    Ieri, mentre rientravamo a casa, mio marito mi faceva notare quanto era migliorata Pallina nel linguaggio. Ricordavamo che Topolina ha iniziato a parlare presto e bene mentre lei si è fatta un po’ attendere e comunque non è sempre chiara. Ma sappiamo bene che ognuno ha i suoi tempi.

    Baby-talk: un dialogo molto speciale

    Un bambino di due anni conosce poco più di cinquanta parole; il piccolo è in grado di dire il nome delle cose che conosce, ascolta con attenzione le favole che gli vengono raccontate, riconosce le figure o i personaggi dei cartoni animati.

    Verso i due anni anni e mezzo il bimbo, oltre ad aver aumentato moltissimo il numero delle parole conosciute, acquisisce le regole di base della propria lingua, aumentano la lunghezza e la complessità delle frasi e diventa sempre più capace di usare un linguaggio adatto alle situazioni.

    Sicuramente sullo sviluppo del linguaggio ha grande importanza l’ambiente il cui il piccolo cresce: non si impara a parlare solo per il bisogno di comunicazione, ma anche per imitazione.

    Noi mamme, o comunque chi segue e cura il bimbo, sappiamo cogliere i segnali del nostro piccolino e tradurli in linguaggio, li capiamo quando nessuno ancora ci riesce. In cambio gli offriamo parole che rappresentano i suoi gesti, gli insegniamo la corrispondenza tra quello che si vuole comunicare e una parola. Il baby-talk: un dialogo molto speciale.

    Si a:

    • Parole semplici ma non storpiate.
    • Frasi semplici composte da due/tre parole.
    • Rimodulare la parola correttamente senza chiederne la ripetizione.
    • Ripetizione di una stessa parola all’interno di piccole frasi.

    Per esempio Pallina dice “pamma” ed io la correggo continuamente ripetendo “palla”, oppure chiama “baubau” il cane e allora io sto a dirle spesso la frase “il cane fa baubau, il gatto miao…”. Prima diceva solo “a” invece di “acqua” quando voleva bere, a furia di ripeterle la parola corretta ha imparato.

    No a:

    • Usare noi le parole scorrette del bambino.
    • Ridere con troppa enfasi a paroline storpiate che dice il bimbo.
    • Rimproverare o correggere in modo brusco per un’analisi parola detta male.
    • Continuare ad usare suoni o verso quando il bambino ha dimostrato di saper parlare anche se non correttamente.

    È fondamentale che questo dialogo speciale venga man mano superato per lasciare spazio ad una comunicazione comprensibile a tutti.

    Pallina ora ha un anno e mezzo e l’abbiamo definitivamente abbandonato. Ma, ripeto, ognuno ha i suoi tempi anche in questo caso. Sicuramente i libri devono essere i nostri maggiori alleati dopo noi stessi.

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