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    Io mamma

    Dai “terrible two” al “complesso di Elettra”

    Dai “terrible two” al “complesso di Elettra”

    Dicevo… dai “terrible two” al “complesso di Elettra” è un attimo. Si esce da un tunnel e si entra subito in un attimo. Ci si sente come sulle montagne russe.

    Hai da poco imparato a gestire e placare la sua opposizione e ti trovi a dover reggere continui conflitti. Quando pensi che ormai il peggio è passato, che adesso che è più grande andrà meglio, iniziano le sfide.

    Dai “terrible two” al “complesso di Elettra”

    Tra i quattro e i cinque anni un bambino ha piena consapevolezza del suo essere femmina o maschio e si interessa alla diversità dei genitali, curioso di capire bene la differenza tra l’uomo e la donna. Partendo da questa importantissima scoperta il piccolo costruisce, nel rapporto con la mamma e il papà, la propria identità sessuale.

    Attorno ai quattro anni inizia una importantissima fase evolutiva che porta il bambino a identificarsi con il genitore del proprio sesso, passando attraverso un conflitto con esso a causa “dell’innamoramento” nei confronti del genitore del sesso opposto.

    Per le femminucce questa fase è più complessa che nel maschio, perché la persona che fino a quel momento lei ha più amato, la mamma, assume ora il ruolo di rivale. La bambina alterna perciò nei confronti della mamma atteggiamenti aggressivi e richieste di affetto (le montagne russe di cui parlavo prima).

    Per le femminucce, scoprire di appartenere allo stesso genere sessuale della mamma comporta una sorta di sfida che si gioca sul terreno della conquista del papà. L’amore che fin da sempre la piccola ha nutrito per la madre quindi viene offuscato dall’invidia e dalla rivalità.

    Mentre il maschietto a volte si augura che il papà scompaia e non ritorni più, la bambina, pur provando una forte gelosia verso la mamma, ha ancora bisogno del suo affetto incondizionato e di essere consolata e sostenuta da lei.

    Mamma e figlia

    Ricordo, con affetto, quante litigate ci facevamo io e mia mamma. Da figlia ho alternato momenti di bene profondo a momenti esattamente opposti. Ed ora da mamma mi ritrovo a ripercorrere lo stesso percorso, mi rivedo anche in questo molto in mia figlia.

    Topolina è attaccatissima a me, forse più di Pallina, è una bimba ad alto contatto. Vogliosa di abbracci, di coccole, di me. Eppure siamo capaci anche di litigare mille volte in una giornata.

    Con lei, che è la prima, “sperimento” molto a livello educativo, comportamentale. Non dò per oro colato tutto ciò che leggo o che mi viene consigliato, memore soprattutto che ogni bimbo – ed ogni rapporto – è a sé.

    La “soluzione” per passare indenni questa fase non la ho, anche perché ci son dentro fino al collo. Ma posso dirvi che, come ogni esperienza che si trova ad affrontare un bimbo, è un periodo importante, da non sottovalutare.

    La ricetta che trovo sempre giusta è composta da pazienza, amore, ascolto, comprensione, dialogo. Anche quando le domande sono imbarazzanti o provocatorie. Anche quando ascoltate cose che non vi piacciono.

    Non è facile, no. La pazienza spesso vacilla, la stanchezza molte volte prende il sopravvento. Perché veramente dai “terrible two” al “complesso di Elettra” è un attimo. Io e Topolina, come già vi raccontavo, ci ricarichiamo la sera, a letto, in un grande e lunghissimo abbraccio.

    La parte che consola è che, chi più chi meno, ci passiam tutti. Le mamme con le femminucce, i papà con i maschietti. Siamo sulla stessa barca e possiamo, quanto meno, darci una “pacca sulla spalla” a vicenda.

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