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    Coronavirus: le mie emozioni

    Coronavirus: le mie emozioni

    Non mi sono mai espressa in merito, se non con qualche immagine informativa. Ma è da qualche giorno che rifletto su cosa sta scaturendo in me questa situazione. Coronavirus: le mie emozioni.

    Non starò qui a parlare di cos’è, di come si diffonde, della gravità o meno, di come lavarsi le mani o gli ambienti. No! Basta! Non sono un medico e, soprattutto, credo che si sia detto già di tutto e di più.

    Tutti a preoccuparsi dei sintomi fisici, di non morire, di chi incolpare. Nessuno (o troppo pochi) che si chiede tutto ciò cosa sta facendo nascere dentro ognuno di noi.

    Coronavirus: le mie emozioni positive e negative

    Quello di cui voglio parlarvi oggi è delle emozioni che sto provando dall’arrivo di questo virus. Perché? Perché, magari, c’è qualcuno fra di voi che prova le stesse mie sensazioni oppure qualcuno che ha voglia/bisogno di esprimere le proprie.

    Parto da quelle negative:

    1. Sfiducia. La metto al primo posto perché è la cosa che più mi fa impazzire. Non sapere a chi credere e, alla fine, non credere a niente e nessuno. Un giorno ti dicono che si muore, un altro che è una “simil influenza”; un giorno isolano interi paesi, un altro cercano di spingere il turismo.
    2. Paura. Non di morire di Coronavirus ma anche solo di non poter vedere per giorni le mie bimbe. Fobia, non tanto per me ma, per chi amo e non può permettersi di beccarlo. Paura di vedere cadere psicologicamente chi è stremato dalla pressione dell’incertezza.
    3. Rabbia. Si, avete letto bene. Provo anche rabbia, mista a tristezza e delusione, nel vedere quanto egoismo ha tirato fuori questa situazione. Quanti giudici della vita altrui. Quanta poca professionalità pur di cavalcare l’onda e quanti sciacalli hanno iniziato ad approfittare della debolezza in cui ci troviamo.

    E, poi, c’è qualcosa di positivo:

    1. Gratitudine. Ancor più del solito sono grata per quello che ho, per chi ho accanto, per ciò che sono. Dico grazie perché ho potuto godermi le bimbe, spiegare cosa mi preoccupava e insegnare loro come prendere le dovute precauzioni.
    2. Empatia. Per tutti coloro, nelle zone rosse, che sono chiusi nelle proprie case da giorni. Per chi, stando chiuse le scuole, si è dovuto affannare ancora di più per poter gestire tutto. Mi sento “vicina” a chi si sente solo o spaventato da tutto ciò. Per chi ha perso un proprio caro e per chi si è ammalato.
    3. Speranza. Che finisca questo periodo, che si trovi un vaccino, che il numero di contagiati si fermi. Speranza che possiamo trarre degli insegnamenti. Che la mia amata Italia si rialzi più forte e meno ruffiana di prima.

    Due emozioni in chiave ironica

    Ci sono altre due emozioni da leggere, però in chiave ironica:

    • Curiosità. Su Codogno, questa cittadina che sembra essere il fulcro di tutto in questi giorni. È entrata nella lista di paesi da visitare.
    • Stupore. Riguardo alla poca “buona educazione” del nostro popolo. In 39 anni non ho mai visto – né nessuno mi ha mai insegnato a – tossire nel gomito. Solo da una persona in vita mia ho visto farlo da sempre: mio cugino finlandese. Idem per i fazzoletti monouso che “mono” non lo sono mai stati.
    Coronavirus: le mie emozioni
    Photo by CDC on Unsplash

    Inutile nascondere che questo vortice di emozioni non mi fa stare del tutto tranquilla ma nemmeno troppo agitata. Mi piacerebbe capirne e saperne di più ma mi rendo conto che non è possibile.

    Sto imparando ad accettare le mie emozioni come tali, anche (e soprattutto) quelle negative. Quindi va bene così. E parlarne mi fa stare bene.

    Voi cosa pensate di tutto quello che sta accadendo? Cosa provate?

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