L’altro ieri è stato il mio compleanno. 37 anni. Un compleanno da schifo, come quasi mai mi sia capitato.

Compleanno di merda
Photo by Tim Zänkert on Unsplash

Di solito mi piace fermarmi a riflettere, a fare una sorta di bilancio, pensare a quello che è stato e a quello che sarà. Invece non ho avuto tempo neanche di premerli determinati pulsanti della mia mente. Catapultata, come spesso in questi mesi, in problematiche più serie.

Quello che già sapevo era che

  • mi aspettava una giornata in casa. Topolina, il giorno prima, aveva avuto la febbre e non volevo fare imprudenze. E fin qui, poco male.
  • Mio marito non mi avrebbe fatto gli auguri (e quindi neanche le bimbe) se non dopo l’arrivo in ufficio, dove ha i promemoria. Anche qui, niente di che, ci sono abituata.
  • Non avrei festeggiato chissà come, neanche con la classica cenetta a casa con amica e padre. L’amica stava a vedere le processioni, papà anche lui malato e a letto. E vabbè, rimandiamo.

Quello che non sapevo era che

una semplice visita di routine per vedere come stava mio padre si trasformava in una lunga trafila tra ospedali. Da giorni con febbre alta altalenante, lo trovai che stava malissimo. Lui odia gli ospedali. Si fida di pochissimi medici. Fa di tutto per curarsi a casa.

Abbiamo provato tante, troppe, cose in questi giorni e adesso cominciavo seriamente a preoccuparmi. Ero già stata tutta la mattinata a cercare un infermiere che nei prossimi giorni di festa era disposto a venire a casa. Vederlo, però, così non mi ha fatto proprio pensare ad altre alternative.

Cronistoria

Corsa al pronto soccorso, anche se ci eravamo stati tre giorni prima. E ore, ore di attesa. Su quelle sedie che sono sempre così dure e scomode. Fare cento, mille passi in quei pochissimi metri quadri di sala d’attesa. Essere chiamata, in disparte, col cuore che comincia a schizzare fuori dal petto. Scene già vissute che vorresti cancellare, e invece.

Signora qui è inutile che lo ricoveriamo, dovete andare altrove”. Erano le 22:00. Sola. A dover decidere. Il pensiero costante delle mie bimbe a casa che volevano me per le ninne. La preoccupazione di mio fratello lontano che stava con l’ansia a palla.

Telefonate, su telefonate. Perché, purtroppo, ci vuole la raccomandazione anche per curarsi. Racimola le ultime forze, riprendi l’auto e sparati 50 km per cercare qualcuno di competente che inizi ad occuparsi di mio padre. Sempre sola. Con le lacrime che vogliono essere liberate ma che trattieni.

Arrivo alle 23:45 in questa nuova struttura dove, fortunatamente, subito si attivano. Lo ricoverano. Spiego tutto da capo alla dottoressa, mi assicuro che mio padre si sia rasserenato. Vado via. Mantengo il mio aplomb qualche altro minuto.

Mio marito mi chiama che Topolina si è svegliata e vuole me, la addormento al telefono. Chiamo mio fratello per aggiornarlo e rassicurarlo. Invio gli ultimi messaggi ai familiari che attendono notizie. Riparto. Sono le 00:45.

E finalmente mi faccio un bel pianto liberatorio. Sempre sola. Stanca, distrutta. Ripercorro la dura giornata, un compleanno da schifo. Tra i singhiozzi mi dico che sta vita di merda mi vuole rimettere in ginocchio. Io anche strisciando non mi fermo.

Mi ero ripromessa come mood la leggerezza e io mantengo le promesse. Costi quel che costi. Il bilancio lo farò, il compleanno lo festeggerò. Appena possibile.

Una vocina mi ha fatto compagnia in quella notte, mi ha fatto ogni tanto comparire la curva di un sorriso. Quella di Topolina che quando il pomeriggio andai via mi disse “mamma perché ti sei iggiubbinata?”. Dove le tira fuori?!

Buona Pasqua a tutti voi

10 commenti su “Un compleanno da schifo”

  1. Diana… Vai avanti anche strisciando: questa è una bella dichiarazione, sento la tua tenacia. Sento anche quella solitudine agghiacciante. E spero che tu abbia pianto davvero, perché portarci addosso litri di lacrime incompiute ci appesantisce. Tanti auguri di cuore, la leggerezza tornerà, a volte ha bisogno di una pausa, quando la vita ci beffeggia così malamente! Un abbraccio enorme. Madda

  2. ..purtroppo la vita ci riserva non sempre cose positive e non guarda il calendario…ma è importsnte e positivo riuscire a reagire….siamo tutti forti e deboli alla stessa stregua….coraggio e forza!!

  3. Ohhh no tesoro! Mi spiace un sacco davvero… Tralasciando il discorso sanità sul quale è davvero meglio stenderci un velo pietoso… Ma capisco bene anche tutto il resto. Ti mando un forte abbraccio e spero tu ti possa rifare prossimamente! <3

    • Magari bastasse il velo 😔
      L’importante è che mio padre torni presto e in salute a casa… il resto non conta!
      Grazie mille per essere passata di qui 😘

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