Stanotte all’una e trenta ero a bussare alla porta dei “signori” del piano di sopra. Pallina si era già svegliata due volte. Mio marito si girava e rigirava nel letto. La vita da condominio, quanta pazienza.

A me, però, stava salendo il sangue al cervello. Anche no. Va bene portare pazienza, ok darsi i pizzichi sulla pancia, ma per validi motivi. La scostumatezza non è tra quelli. Il menefreghismo ancora meno.

Vita da condominio
Photo by Hugo Sousa on Unsplash

I “villeggianti”

Sopra l’appartamento dove vivo c’è l’appartamento di una famiglia che viene qui in vacanza. Da che io ho memoria (visto che vivevo in questa casa da bambina) hanno sempre rotto il cazzo dato fastidio. Di generazione in generazione.

Loro stanno in villeggiatura e si sentono in dovere di fare quello che vogliono. Vero anche che gli appartamenti sono divisi da un centimetro di muro, ma le regole del buonsenso dovrebbero bastare.

Svegliata di soprassalto alle 23:30 convinta fosse Pallina che si lamentava, per poi capire che erano arrivati i “villeggianti” di sopra. Si stavano divertendo in una performance alquanto rumorosa, ma vabbè, ci sta, so ragazzi!

Cerco di riprendere sonno anche se la cosa va per le lunghe. Il Parco in cui abito: risvegliato. Dopo un po’ di tregua, riprendono voci alti, sedie strisciate a terra. Uno, due, tre volte. Ah no! La forza per divertirsi si e per alzare una sedia da terra, vista anche l’ora, no?!

Divento una belva

Mi armo di vestaglia e salgo, a piedi. Per non disturbare busso alla porta con neanche troppa foga. Niente. Riprovo. Silenzio. Intanto la rabbia incalza. Busso il campanello. Vengo ancora ignorata. Allora gentaglia vi faccio vedere io. Attacco il dito al campanello e lo stacco quando si presenta alla porta una ragazza.

scusami ma ti rendi conto che ore sono? Non è che abbassereste i toni?

ha ragione, scusi!

– no perché dalle undici e mezza penso che abbiamo sentito abbastanza! E la bambina si è svegliata già due volte

– sisi, ha ragione, buonanotte

– guarda che io risalgo a bussare nel caso.

E vado via. Scende il silenzio. Vita da condominio, quanta pazienza.

I vicini

quelli della porta accanto, sono fruttivendoli. La loro giornata inizia all’alba perché vanno a fare il mercato. Io li sento, fanno colazione, si vedono una cosa in tv, scambiano due chiacchiere.

Ma loro sentono me che grido trenta volta la stessa cosa, le bimbe quando piangono. Come dire, è un portare pazienza a vicenda.  E quell’unica volta che alle 6:30 andai alla loro porta per chiedere di abbassare il volume della tv perché avevamo fatto già la notte in bianco, subito fui ascoltata.

Io sto continuamente a dire a Topolina “non correre”. In casa non si gioca a palla, con bici o con il monopattino. Alle 20 si iniziano ad abbassare toni e volumi. Io, in quella casa, sono cresciuta così. Imparando il rispetto per gli altri. L’eccezione, la serata, può starci è logico.

Vita da condominio, quanta pazienza, da parte di tutti.

Voi, che vicini avete?

10 commenti su “Vita da condominio, quanta pazienza!”

  1. Quanta pazienza ci vuole! A me giorni fa è successa questa: durante un temporale il vento tirava così forte che delle piante in vaso di una terrazza del 4° piano sono cadute sulla mia, che è più grande ed è al 2°. Ovviamente non è stato fatto di proposito e per fortuna nessuno si è fatto male.
    La cosa assurda è che la proprietaria delle piante cadute è corsa nel giro di pochi minuti a riprendersele…
    È stata gentile dici? Peccato che ha raccolto i fiori e mi ha lasciato tutta la sua terra e i cocci dei suoi vasi!!!
    Le sono subito andata dietro a dirle qualcosa! 😠

  2. Il vicinato è un incubo!! Ho abitato per anni con gente molesta sotto, sopra, a entrambi i lati e di fronte. Un incubo!! Adesso abito in Australia e c’è una quiete che mi fa quasi credere che sia il karma che finalmente mi premia. Fai benissimo cmq a insistere nell’andare a protestare!!

  3. Tra meno di un mese inizierà la mia avventura in una nuova casa, che è proprio un piccolo condominio. Vedremo come sarà convivere così vicini ad altre famiglie e se il buon senso avrà la meglio sulla maleducazione…

  4. Io dico sempre che sono fortunata a non vivere in un condominio perché ci avrebbero già buttato fuori. Sia io che il mio compagno siamo cresciuti in case familiari, nel senso che la mia ha 4 piani ma ci stavano i nonni, gli zii e noi mentre il mio compagno aveva i nonni sotto, per cui se succedevano cose eccezionali la comprensione era all’ordine del giorno.
    Però siamo stati abituati, per esempio,ad avere un tono di voce molto alto, perché i nonni erano duri d’orecchio o perché ci si chiamava a gran voce da un piano all’altro.
    Per il resto, non ho nessun problema coi vicini: la maggior parte sono anziani o famiglie con bambini dell’età dei miei e si cerca sempre di aiutare chi è in difficoltà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.